Negli ultimi giorni mi sono immersa in un testo particolarmente suggestivo del filosofo e pedagogista Duccio Demetrio, incentrato sulla scrittura autobiografica, e un passaggio in particolare ha attirato la mia attenzione:
“Lo spazio autobiografico è una stagione, è il tempo della tregua che ci aiuta perché non ci colpevolizza rispetto alla nostra molteplicità. Non è una vacanza, è il tempo della sutura dei pezzi sparsi; è il tempo in cui uno dei nostri io si fa tessitore.”
A prima vista sembra un concetto molto distante dalla cultura degli antichi Egizi, eppure, leggendo queste righe non ho potuto fare a meno di riflettere su un principio che torna, con insistenza quasi ossessiva, nella loro visione del mondo: il principio della coesione.
Nel pensiero egizio la coesione nasce dalla ricerca incessante della totalità, una tensione primordiale che, se compiuta, genera una tregua dalle persistenti lacerazioni che affliggono gli esseri umani.
I testi egizi abbondano di metafore e immagini legate alla frammentazione.
Non è solo il celebre mito di Osiride, ucciso e smembrato dal fratello Seth, a parlarne; anche l’occhio lunare del cielo, perduto e poi recuperato, è simbolo di un intervento riparativo: la perdita temporanea di luce e la sua graduale riconquista rappresentano la via per la pienezza.
Ugualmente, la mummificazione racchiude una serie di operazioni psicofisiche con le quali si aspira a mantenere intatta la coscienza dell’individuo per impedire che la sua anima e il suo spirito possano abbandonarlo.
Tuttavia la frammentazione non è solo una vicenda mitologica giacché riguarda noi, la nostra esperienza di vita.
Il percorso verso la totalità richiede sforzo e volontà, non è qualcosa che avviene in modo naturale o senza fatica, persino gli dei devono lottare per ripristinare l’ordine e l’equilibrio tra energie contrastanti. E questo ci insegna che la ricomposizione di sé richiede lavoro e impegno, nessuna salvezza dallo sgretolamento sarà possibile senza ricerca e dedizione.
Ma c’è un secondo aspetto fondamentale in questa impresa di raccolta delle parti: la relazione con le polarità opposte.
Se da un lato la frammentazione è causata da forze disgreganti, dall’altro è vero che non è la loro espulsione bensì la simmetria, la giusta unione tra bene e male, tra chiarore e buio, tra alto e basso, la chiave dell’Armonia.
Sebbene la privazione della luce o l’omicidio di Osiride siano causati da entità negative, queste ultime non vengono mai annientate del tutto ma riallineate, potremmo dire, così da ottenere un equilibrio che sia sempre funzionale all’interezza.
La notte, per esempio, è associata a pericoli e ad insidiosi viaggi nell’Aldilà, ciononostante è un momento cruciale di rigenerazione, tanto per gli esseri umani quanto per il sole stesso; solo dopo aver affrontato il buio e le sue prove, l’astro diurno può rinascere all’alba, giovane e vigoroso, portando nuova vita al mondo.
Allo stesso modo ricomporre la propria interiorità non è mai un atto di tirannia tra fazioni nemiche, ma un accordo, complesso e ineguagliabile, che dispiega la molteplicità, abbraccia le contraddizioni e rende comprensibile il senso della nostra vita.
Questa integrità porta con sé uno stato di calma profonda e di pacificazione interiore che i saggi egizi chiamavano ḤOTEP.
Ḥotep è una parola dalle molteplici sfumature una delle quali descrive proprio quel momento di pace quando il sole tramonta sotto l’orizzonte. Rappresenta la quiete, la morbida discesa del luminare nell’Invisibile prima della battaglia con il suo apparente e temibile rivale: la notte.
E per questo Ḥotep è anche l’offerta, l’azione ardua e impeccabile che integra le nostre contraddizioni e le riunisce in un disegno più grande, un disegno che non esclude ma raccoglie, che non cancella ma riconcilia.
Si tratta dell’offerta della gioia e dell’appagamento di un’esistenza dove, come in un grande arazzo, ogni filo, ogni colore, trova il suo posto rivelando il significato dell’opera completa.
“Oh Dorata, Signora della Menit, il tuo cuore è pacificato nel vedere ciò che ho fatto”.
(Cappella Per Wr, Tempio di Dendera)












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