Ta Meri: così gli antichi Egizi potevano chiamare la loro terra, un appellativo che insieme all’amore del suo popolo contiene numerose allusioni simboliche.
Terra amata è il significato letterale dell’espressione nella quale spicca in particolare un segno: l’aratro.
Questo geroglifico richiama il cuore stesso dell’Egitto, una terra arida e desertica – deshert, la terra rossa, che, grazie agli straripamenti del Nilo, si trasforma in una distesa fertile e rigogliosa, diventando, appunto, la Terra Amata, Ta Meri.
La sacralità del fiume e delle sue acque è celebrata con parole colme di reverenza nel celebre Inno al Nilo:
“Salute a te, Hapi, che esci dalla terra, che vieni per far vivere l’Egitto […] l’amato da Geb che porta Nepri”.
Hapi, personificazione del Nilo, è amato dalla terra – Geb – perché la rende feconda, mentre Nepri, il dio del grano, incarna i doni che il fiume concede agli uomini.
Quando il Nilo giunge, il paese esulta:
“Chi era afflitto esce nella gioia, ogni cuore si rallegra”.
Le sue acque non sono solo linfa vitale, ma un ponte tra il mondo fisico e quello divino, esse nutrono gli dèi nei cieli, sostengono gli uomini sulla terra, accompagnano i defunti nell’aldilà.
Nel loro ciclico ripetersi gli Egizi riconoscono un ordine cosmico, un ritmo universale che lega il loro destino agli equilibri dell’intero cosmo.
L’inondazione del Nilo, infatti, coincide con la levata eliaca di Sirio, la stella che annuncia il Capodanno egizio, un momento carico di simbolismo e trasformazione.
È il ritorno allo Sep Tepi, “la Prima Volta”, quel tempo mitico in cui, dal caos primordiale delle acque del Nun, emerge la creazione.
Ogni piena del Nilo rappresenta una nuova possibilità, un patto rinnovato con la vita stessa, ma anche un fragile equilibrio. Troppa acqua porterebbe distruzione, troppo poca è presagio di spaventose carestie.
Gli Egizi vivono, dunque, in un mondo in cui terra, cielo e mito si fondono in un dialogo incessante, le lotte tra gli elementi terrestri riecheggiano quelle cosmiche, e l’universo appare come un delicato e complesso tessuto di energie.
“[…] le onde lottano con il deserto, la terra è nell’oceano primordiale”.
Così, sospesi tra speranza e timore, tra incertezza nell’attesa e fiducia nella suprema armonia, gli Egizi recitavano la loro invocazione magica:
“Sii verde quando verrai, sii verde quando verrai.
Hapi, sii verde quando verrai!”.












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