La Via Esoterica degli Antichi Egizi

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Suprema Impeccabilità

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Questo contenuto è stato scritto da me moltissimi anni fa in seguito a un’importante delusione in ambito spirituale.

Un momento in cui, pur raggelata nel silenzio, sentivo internamente lo stesso boato terrifico della terra durante un terremoto.

Non erano più credibili le parole terrene, dovevo rivolgermi altrove, come spesso d’altronde avevo fatto, per cercare esempi e congruenze.

Ciò che leggerai contiene insegnamenti formali ma nasconde, allo stesso tempo, una narrazione personale e il sentimento di intensa mortificazione che il mio anelito interiore aveva subito.

Per queste ragioni non ho suddiviso in più parti la porzione di testo che ho scelto di condividere. Non intendevo illanguidire le parole, né spezzare la tensione, così da permetterti di cogliere al meglio, e magari riconoscere, nella continuità, quello che potrebbe essere, o forse no, anche un tuo vissuto.

Buona lettura.

Il Sublime

È certamente molto raro avere immediata e diretta esperienza del sublime; non lo è identificarne l’opposto.

Nelle Upanishad, noti testi indiani, esiste una formula molto sintetica e incisiva: “Neti, Neti” che vuol dire “non è questo, non è questo”.

Il metodo dell’esclusione viene utilizzato proprio per far riconoscere la realtà ultima, scartando via via quelle che sono nostre attribuzioni, e portarci dal grossolano al sottile, dalla forma all’essenza.

L’incalzante “Neti, Neti” si rivela illuminante ogniqualvolta la menzogna, nelle sue innumerevoli forme, voglia spacciarsi per Verità, ogniqualvolta una sproporzione voglia vantarsi di Armonia, ogni volta che un oggetto si riveli un falso, anche quando è colui che dovrebbe essere traccia ed esempio, nel percorso verso l’Assoluto, a tradirsi con una falsa identità.

Ma volgiamo lo sguardo alle altitudini.

“Ipse dixit”. L’ha detto lui.

Nel VI sec. a.C. a un mercante di nome Mnesarco l’oracolo di Delfi predice la nascita di un “figlio più bello e sapiente di chiunque fosse mai esistito, destinato a recare in ogni aspetto della vita grandissimo giovamento all’intero genere umano” (Giamblico, La Vita Pitagorica, Bur 2013).

Si tratta del filosofo e matematico Pitagora.

L’inarrestabile potenza della vita, con una certa regolarità, produce menti eccezionali e talenti fuori dall’ordinario. Quanti sono tra questi, però, gli EROI?

Si può essere mirabili scienziati o artisti, ma, senza nulla togliere al tributo offerto da costoro alla razza, ciò non toglie che, nonostante la genialità, si possa rimanere perfettamente umani, pervasi di brama per la materia e oblio dell’Assoluto.

È vero che, a volte, nell’estenuante ricerca della perfezione estetica, si cela una tensione più o meno consapevole verso una bellezza superiore, tuttavia la Suprema Impeccabilità non è rintracciabile né in sforzi impregnati di sapori e sentimenti umani, né, meno che mai, in qualche segno o carattere poco classificabile per le ovvietà della massa.

La Suprema Impeccabilità è il fulgore liberato da un costante e consapevole lavoro di rettificazione interiore, ispirato, inoltre, dalla rarissima e congenita capacità di percezione di Armonie altre, e dalla conseguente volontà di realizzare in terra questo stesso Equilibrio.

“[…] il tipo d’uomo più puro è quello che ha scelto la contemplazione delle cose più nobili: è quest’uomo che Pitagora chiamava filosofo”(Giamblico, op. cit.).

Oltre alla Grecia e alla Fenicia, Pitagora sembra abbia visitato l’Egitto e la Mesopotamia dove può studiare matematica, astronomia, religione, ed essere iniziato ai misteri religiosi.

Pitagora non è un asceta, e non riflette quella passività e disposizione mistica  all’abbandono o al dissolvimento in un Dio lontano e mai del tutto realizzabile.

Egli è un adepto della filosofia, termine che non dobbiamo superficialmente associare ad astratte speculazioni, ma a indagini religiose e scientifiche, così come a pratiche interiori.

Comprendere i fenomeni e le leggi dell’universo, interrogarsi sull’origine delle cose, o sul senso dell’esistenza, investigare tanto la natura umana quanto la volta celeste, fa parte, per i Pitagorici, di un unico sforzo, quello di individuare un Ordine, una misteriosa Regola celata nell’Universo.

L’Ordine del Cosmo

La singolarità del Maestro di Samo e della sua scuola risiede proprio in una peculiare aspirazione all’Armonia, aspirazione che unisce volontà di trascendenza, disciplina interiore, e sperimentazione scientifica, il tutto sempre in una cornice di raffinata bellezza ed eleganza.

Nella filosofia della Grecia classica, infatti, l’ideale del Bello è molto distante dal significato puramente estetico che si attribuisce ai giorni nostri, esso è legato al concetto di kòsmos, cioè a qualcosa di ordinato, composto da simmetria e regolarità armonica; l’espressione della bellezza traduce, così, l’anelito e l’accordo alla massima perfezione, il divino.

Nella musica, arte più che idonea per l’esplorazione di tali ideali, Pitagora e i suoi discepoli trovano una dimostrazione tangibile di tale Armonia; gli intervalli musicali, certe combinazioni di note più gradevoli rispetto ad altre, rispecchiano proporzioni e simmetrie traducibili in formule matematiche.

La musica, dunque, viene utilizzata per stabilire un equilibrio interiore e per addestrare la mente alla sobrietà e al dominio delle passioni.

Melodie apposite vengono somministrate per svuotare la mente dagli accadimenti della giornata e prepararla al sonno e ai sogni, mentre, in caso di disturbi interiori o forti emozioni, la musica diventa una forma di incantamento che sana e corregge la sproporzione.

Ecco come i pitagorici, svolgono, secondo Giamblico, alcuni momenti della giornata:

“di mattina facevano delle passeggiate solitarie in luoghi dove regnassero solitudine e adeguata tranquillità, e fossero templi e boschetti e quant’altro poteva allietare il cuore. [. . . ] consideravano fonte di turbamento mescolarsi alla folla appena alzati. Ecco perché i pitagorici sceglievano sempre i posti più sacri. Dopo la passeggiata mattutina si riunivano tra loro, per lo più nei santuari, o, altrimenti, in luoghi di analoga natura, e dedicavano questo tempo all’insegnamento, all’apprendimento e all’emendazione del carattere”. (Giamblico, op. cit.)

Non c’è posto in una scuola simile per inadeguatezze; se, nonostante tutti gli insegnamenti, il discepolo non si rivela all’altezza, o, peggio ancora, si macchia di tradimento, viene espulso, e, in quest’ultimo caso, il suo nome viene inciso su una lapide.

L’ex confratello da quel momento sarà un defunto a tutti gli effetti.

La Miseria e l’Altitudine

Pitagora e la sua comunità sono vittime di una congiura; secondo alcune versioni il pensatore viene assassinato, secondo altre riesce a scappare e a rifugiarsi a Metaponto dove fonda una scuola, lì dove ora sono i resti del Tempio delle Muse.

Contrariamente agli scenari contemporanei, Pitagora non è vinto da arroganze e debolezze personali, egli non ha seguito il consueto schema che vede le potenzialità schiacciate dall’effettualità.

La nostra memoria non ha dovuto serbare il ricordo di altre patetiche metamorfosi, ed essere costretto a familiarizzare con miti di arpie divenute mostruose da bellissime donne alate.

L’inferiorità e la bassezza altrui, vista l’assoluta impossibilità di corromperne l’anima, ha tentato di ridurre l’eccezionalità dell’uomo cancellando la sua presenza fisica.

Dopo più di cent’anni Platone si mette in viaggio, alla ricerca di orme lasciate da Pitagora, incontrando filosofi che, come Archita, ancora possono definirsi Pitagorici; l’influenza del sapiente è tale da arrivare fino ai giorni nostri, per via di molte voci, filtrata da interessi di ricercatori di varia natura.

Ma per coloro che saranno sempre estranei, portando in sé occhi antichi, linguaggi incomprensibili, e la pena della Nostalgia, per costoro Pitagora è un Maestro che ha rimosso lo struggente e illusorio orizzonte tra cielo e terra, il Congiunto che mai smetteranno di piangere.

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Elena De Gennaro

Elena De Gennaro

Oltre ad essere una musicoterapeuta di canto indiano, mi occupo, da più di 20 anni, di esoterismo egizio. Mi sono diplomata all’Accademia d’Arte Drammatica della Calabria, approfondendo la mia formazione anche all’estero, con ripetuti soggiorni in Africa, dove ho potuto apprendere metodi che uniscono le arti espressive alla meditazione e allo sviluppo personale... [continua a leggere]

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