Abbiamo accennato nelle lezioni precedenti all’importanza dell’offerta, in particolare a quella della Maat che, oltre ai molteplici significati che racchiude, in ambito funerario intende distruggere le imperfezioni del deceduto e affermarne l’innocenza.
La Maat, avendo implicazioni terrene e metafisiche, motivo per cui viene chiamata la doppia Maat, deve mantenere salda l’Armonia nel mondo, quindi essere restituita al demiurgo, poiché essa è il principio fondante di tutta l’opera creatrice.
Nella Cerimonia dell’Apertura della Bocca e in quella del culto quotidiano, c’è una lunga litania a Ra nella quale l’officiante, attraverso specifiche formule, sembra provvedere a riaffermare meticolosamente la Maat, o meglio, come dice l’egittologo Jan Assmann, a Maatizzare il sole, ossia a investire il potere creatore di tutti quei valori che la Maat rappresenta.
La ritualità consente quel cerchio sacrificale, così viene definito dallo studioso appena citato, per cui l’offerta ritorna a colui che l’ha generata, riattivando costantemente la sua efficacia creativa.
L’offerta della Maat è già un atto teurgico che non si propone solo l’innalzamento dell’adepto, cosa già di per sé non agevole, quanto la sua partecipazione al mantenimento dell’Ordine Eterno.
Che cos’è il cosmo per gli Egizi?
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La via esoterica degli Antichi Egizi
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