Nel rituale del culto giornaliero, svolto in modo simile e contemporaneo in tutti i templi dell’antico Egitto, l’intento è quello di svegliare la statua del dio portando in essa, con adeguati rituali, il BA e il KA divino.
Questo significa animare la scultura, renderla viva, abitata dal dio.
Il processo comincia con la realizzazione dell’opera ma non ha mai un vero termine perché ogni giorno gli officianti devono riattivare la magia e impedire che lo spirito divino abbandoni il suo simulacro, il che non sarebbe di poco valore in quanto andrebbe a inficiare tutto il buon andamento del cosmo.
Ecco, una delle fasi cruciali del rito, quella con la quale viene restituita l’anima al dio, è ottenuta proprio con i S(e)T(e)PU SA, ovvero con i passi magnetici, o, alla lettera, con i Passi del Fluido, cioè con i passi in grado di trasmettere il fluido della vita, il SA (e)N ANKH.
In effetti si tratta di un reciproco scambio tra sacerdote e divinità.
Dopo l’accensione dell’incenso il re, o chi ne fa le veci, avanza verso il sancta sanctorum, il tabernacolo del dio, e invoca gli dei solari, dichiarando di aver ricevuto gli orci di latte dal dio Atum per la protezione magica delle sue membra, e la vita, la stabilità e la forza da colei che è amata da Ptah, la grande Sekhmet.
È grazie a questo fluido che possiede in prima persona che il ritualista può infonderlo a sua volta alla statua divina compiendo passi magnetici in particolare sul dorso.
La vitalità dei passi magnetici sembra collegata al potere solare visto che Ra è definito il signore del fluido divino ed è singolare che in tempi moderni l’ipnologo Erminio Di Pisa abbia messo a punto esercizi per potenziare il proprio magnetismo nei quali bisogna mettersi proprio con le spalle al sole.
Ma che cos’è il magnetismo e cosa possiamo dire delle sue origini?
Questo contenuto è per i membri del gruppo di studio
La via esoterica degli Antichi Egizi
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