In questa lezione, vista la prossimità della fine dell’anno, ho preferito sospendere la trattazione dettagliata del Rituale dell’Apertura della Bocca e fornirti un rituale teurgico per l’interezza, rituale, che, come anticipato nella terza lezione sulla Teurgia, si basa sul principio della connettività e sull’antefatto mitico della morte di Osiride.
Nel rituale utilizzeremo la formula 42 del Libro del Morti, presente, con alcune varianti, già nei più antichi Testi delle Piramidi, e nella quale, a immagine del dio Osiride, il defunto sana la frammentarietà nel proprio essere, sconfiggendo la dissoluzione della morte.
Ma cos’è che rende nel pensiero teologico egizio un uomo immagine del dio?
Attraverso gli studi compiuti dagli egittologi deduciamo che ciò che rende l’essere umano una TUT ANKH NETER, un’immagine vivente divina, è la Maat.
La Maat, fondamento della civiltà egizia, è un principio ben più complesso di quanto possiamo pensare.
L’incarnazione della Verità e della Giustizia non riguarda solo norme etiche, ma rappresenta una sorta di logos ante litteram, la potenza della parola creatrice che mette in relazione regno umano e divino.
La separazione delle parti, quindi, se da un lato può accostarsi allo smembramento osiriaco, dall’altro consente di differenziare, nominare e riattualizzare l’ordine primigenio della creazione.
Nel rituale funerario l’unità psicofisica viene raggiunta mediante la parola magica che accompagna costantemente l’azione liturgica, e che riconnette le membra dissezionate del defunto. Tutto il corpo, dall’alto in basso, viene passato in rassegna, ogni parte assimilata a un essere divino e integrata nel nuovo essere risorto.
Ma passiamo ad analizzare gli elementi del rituale.
Questo contenuto è per i membri del gruppo di studio
La via esoterica degli Antichi Egizi
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