Secondo l’egittologo Robert Kriech Ritner il termine più adeguato per tradurre Heka è teurgia che nel neoplatonismo unisce magia cerimoniale, filosofia e religione e il cui scopo è quello di ripetere le azioni fatte dal demiurgo all’inizio dei tempi così da poter mantenere stabile la creazione.
La questione della magia egizia, in effetti, si rivela molto più complessa di quanto sembri in quanto l’aspetto linguistico, imprescindibile in essa, ha reso necessari contributi interdisciplinari.
Significativa, ad esempio, è la connessione, esplorata dal filosofo Kenneth Burke, con la retorica, l’arte di persuadere con le parole, perché sia magia che retorica utilizzano simboli e fanno cose con le parole.
Se il linguaggio reale può indurre le persone a determinate azioni, il linguaggio magico intende provocare il movimento nelle cose.
Il mondo reale e quello metafisico egizio condividono la stessa simbolica, per questa ragione la magia egizia è tutt’altro che irrazionale, e, tramite l’organizzazione del linguaggio, è possibile non solo attuare un dialogo con l’Invisibile ma anche influire su di esso.
La manipolazione retorica opera persino attraverso le strutture architettoniche ma prima di entrare nel dettaglio proviamo a spiegare la magia egizia.
Questo contenuto è per i membri del gruppo di studio
La via esoterica degli Antichi Egizi
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