Nella prima parte di questa lezione abbiamo evidenziato alcune simbologie dell’acqua da un punto di vista spirituale.
Interessanti, volendo approfondire il ragionamento per la nostra pratica, sono i preziosi riferimenti linguistici forniti dall’egittologo Dimitri Meeks, in un suo articolo sulla purezza e sulla purificazione.
Lo studioso mostra come il termine wāb, oltre a significare puro, e, per questo, può indicare il sacerdote, ha anche il senso di svuotare, ad esempio, un luogo o un edificio.
Questo, naturalmente, ci fa immediatamente pensare alla vuotezza legata alla purità.
Una vuotezza che implica una privazione, un’assenza di elementi che possono contaminare e rendere impuri.
Un luogo non occupato è st wābt, in geroglifici; altrettanto, una foglia di papiro è wāb, è pura, nel momento in cui è vergine, mai utilizzata.
Anche da questi pochi esempi possiamo intuire la correlazione tra sacro e purezza; il sapiente è colui che ha il cuore pago del cammino degli dei.
“Ogni notte, dice il sacerdote Petosiris, nelle inscrizioni della sua tomba, lo spirito del dio era nella mia anima, e, fin dall’alba, facevo ciò che egli amava”.
In questo caso il religioso dichiara di avere sempre il dio presente nella coscienza e, per questo, evidentemente, egli può vivere ogni istante accordandosi a ciò che il dio stesso ama.
Ma, questo che può sembrare un banale adempimento morale, richiede, al contrario, un’intimità con il trascendente, i cui presupposti sono proprio ciò che la purezza determina: uno spazio sgombro, scevro da impronte, lindo, profumato, adatto a diventare la dimora degli dei.
→ DEVI ESSERE LOGGATO PER VEDERE QUESTO CONTENUTO.
Questo contenuto è per i membri del gruppo di studio
La via esoterica degli Antichi Egizi
Sei già iscritto? Fai il LOGIN












0 commenti