Nella lezione precedente ci siamo concentrati sugli aspetti negativi del fuoco che possono tradursi in una pratica adeguata.
Come anticipato e, come intuibile, però, ci sono anche attributi positivi legati a quest’elemento, e, se pure le due modalità spesso si intrecciano, cercherò, in questo caso, di metterne in rilievo la forma luminosa.
La valenza simbolica del fuoco nel suo aspetto benevolo è afferrabile in particolare nel culto giornaliero dell’antico Egitto.
Forse già saprai che nei templi egizi il faraone, e i sacerdoti autorizzati a cultuare in sua vece, effettuavano tre volte al giorno alcuni rituali.
Di queste tre funzioni sicuramente quella più importante era quella mattutina il cui inizio avveniva all’alba.
Il rito giornaliero aveva diverse fasi ma tutte miravano a un obiettivo, risvegliare e animare la statua divina, ossia la statua che, attraverso complesse procedure magiche, si rendeva adatta ad ospitare al suo interno lo spirito del dio.
Gli scultori di arte sacra nell’antico Egitto dovevano essere non solo artisti e costruttori di opere, dovevano essere maghi eccellenti, possedere la conoscenza segreta, il rekh sesheta, per trasformare la materia inerte in dio vivente.
Dunque, entriamo nel vivo della nostra lezione.
Questo contenuto è per i membri del gruppo di studio
La via esoterica degli Antichi Egizi
Sei già iscritto? Fai il LOGIN
→ DEVI ESSERE LOGGATO PER VEDERE QUESTO CONTENUTO.












0 commenti