“O statua dell’Osiride, io sono il tuo amato figlio.
Io ho aperto per te la tua bocca,
io ho aperto per te gli occhi”.
(Cerimonia dell’Apertura della Bocca)
Compiuti i sacrifici, con l’ausilio degli strumenti rituali il sacerdote che impersona Horus, il figlio dell’Osiride, ossia del deceduto, apre la bocca e gli occhi della statua, attivando le sue funzioni vitali.
La prima finalità di questo risveglio è quello di permettere al defunto di beneficiare delle offerte funerarie.
L’offerta non è solo un nutrimento nella vita ultraterrena ma il simbolo di una relazione tra le parti che, grazie ad essa, appaiono vive e presenti.
Le divinità amano le offerte, e, come rileva Erik Hornung, non si tratta di uno scambio, di un do ut des, ma del dialogo che si crea tra uomini e Aldilà.
Un dialogo efficace e potente che pacifica gli dei – non a caso uno dei geroglifici che designa l’offerta significa anche pace – e mitiga il loro aspetto distruttivo.
(E. Hornung, Conceptions of God in Ancient Egypt: The One and the Many, Cornell University Press, United States, 1996)
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La via esoterica degli Antichi Egizi
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