Dalla scena 2 alla scena 8 il Rituale dell’Apertura della Bocca descrive importanti fasi di purificazioni, che, come visto nella lezione precedente, e nel modulo 3 dedicato alla Purificazione, contengono procedure magiche e simbolismi tutt’altro che intuibili, relativi anche alla geografia sacra dell’antico Egitto.
La Purificazione, lo abbiamo spiegato, nell’antico Egitto non è legato al concetto di colpa o peccato.
L’egittologo Henry Frankfort ha sottolineato il fatto che l’errore, origine del male, per gli Egizi deriva da una infrazione che rompe l’Armonia della Maat, creando infelicità; tale errore non è una colpa, bensì il frutto di un’ignoranza che deve essere rettificata con la consapevolezza.
“L’essere umano è inadeguato e il dio perfetto”, così dicono gli Insegnamenti di Amenemope.
Questa visione, sottolinea Frankfort, nel suo saggio Ancient Egyptian Religion (Dover Publications, 2011), non scatena la tragicità che ci potremmo aspettare nella religione cristiana, dovuta al peccato originale, perché per il popolo del Nilo l’inadeguatezza deve risolversi nella cognizione dei propri limiti e delle proprie responsabilità.
Il mondo egizio si fonda sull’equilibrio degli opposti, separarsi dall’Armonia della Maat è una scelta dettata dalla stoltezza, la cui ovvia conseguenza può essere solo l’infelicità.
Questo ci permette, analizzando anche le espressioni geroglifiche, di comprendere meglio il significato di alcune formule.
Nel rituale dell’Apertura della Bocca, il sacerdote vuole purificare, mediante l’incenso, persino le ossa del defunto.
Cosa significa? Cosa vuole esprimere l’officiante?
Questo contenuto è per i membri del gruppo di studio
La via esoterica degli Antichi Egizi
Sei già iscritto? Fai il LOGIN
→ DEVI ESSERE LOGGATO PER VEDERE QUESTO CONTENUTO.












0 commenti