Quando si parla di teurgia si fa riferimento immediatamente agli Oracoli Caldaici, un testo che risale al II secolo d.C, e che mostra somiglianze con i testi ermetici, anche se, a differenza di questi ultimi, gli Oracoli risentono dell’influenza babilonese.
Gli scritti ermetici, invece, racchiudono commistioni di vario tipo, dalle dottrine egizie, non in misura così rilevante come gli esoteristi moderni vogliono far credere, a quelle greche e cristiane.
Il termine teurgo appare proprio con uno dei più probabili autori degli Oracoli Caldaici, il filosofo Giuliano che si autodefinisce o che viene soprannominato, per l’appunto, il Teurgo.
Mi soffermerò quanto necessario su questo scritto, perché, pur distante dalla tradizione egizia, contiene principi universali che, come oramai sappiamo, dobbiamo conoscere, a prescindere dalla specifica corrente spirituale alla quale aderiamo.
Partire, dunque, dal significato originario di teurgia ci aiuterà a comprendere le sue modalità operative nella terra del Nilo, oltre ad intuire i presupposti che, se pur non codificati in modo sistematico nella religione egizia, possono aver influito sulla spiritualità greca.
Che cos’è la teurgia, in generale, e quali sono le sue differenze con la magia che essa, comunque, adopera?
Con la chiarezza che sempre contraddistingue le sue straordinarie opere filosofiche, Giovanni Reale mostra la distanza tra il teologo e il teurgo, specificando come il primo sia qualcuno che parla degli dei, mentre il secondo evoca gli dei e agisce su di essi. (G. Reale, Storia della filosofia greca e romana, vol.7, Bompiani, 2004).
Il teologo sarebbe quindi un teorico, magari erudito, ma che non compie una pratica operativa.
Il teurgo, al contrario, dispone di una conoscenza e di procedure magiche tali da poter raggiungere non solo un contatto ma persino l’unione col divino.
Da qui deriva la sostanziale differenza con la magia, quella, per così dire, volgare.
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La via esoterica degli Antichi Egizi
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