Come già saprai, e come si evince dai testi religiosi e dal culto giornaliero templare, il sole permea tutta la spiritualità dell’antico Egitto.
La nascita dell’astro ripropone simbolicamente l’atto della creazione, atto possibile solo grazie all’emersione dell’ordine e della luce.
Non a caso la Maat, dea e principio assoluto di armonia, presenta nella grafia del suo nome, oltre che sul capo, una piuma; si tratta della stessa piuma di Shu, anch’essa divinità solare.
La vita viene garantita dal sorgere costante del sole, già questo, come visto nella lezione sull’iniziazione, determina un vero e proprio rituale misterico compiuto giornalmente dai sacerdoti, ma c’è un altro culto radicato nella spiritualità egizia, quello della solarizzazione dell’individuo.
In questo caso l’argomento, nella sua complessità, non solo può mostrare importanti connessioni con l’alchimia ma ci fornisce elementi operativi che, se non vengono individuati, compresi e tramutati in esercizi interiori, rimangono eternamente nascosti negli scritti in geroglifici.
Invece, come lo stesso egittologo Jan Assmann, che spesso mi sentirai citare per la profondità filosofica con cui interpreta la religiosità egizia, mostra come i testi funerari, le cerimonie religiose, siano veri esercizi spirituali per vincere la caducità, e, dunque, per aiutare i vivi a diventare inalterabili ed eterni come le stelle imperiture a cui aspira il deceduto nei Testi delle Piramidi.
Ma entriamo subito nel dettaglio. Che cos’è il mistero della solarizzazione?
Questo contenuto è per i membri del gruppo di studio
La via esoterica degli Antichi Egizi
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