“Iside è venuta, Nefti è venuta,
una da ovest, l’altra da est,
una come un falco, l’altra come un nibbio.
Hanno trovato Osiride dopo che suo fratello Seth lo aveva gettato a Nedit”.
(Testi delle Piramidi, formula 532)
Di norma Iside è colei che trova e riunisce le parti smembrate di Osiride, anche se originariamente questa funzione è svolta da Nut, la dea del cielo, e da Horus.
La versione più nota del mito, invece, ed è quella che ha provveduto alla grande diffusione del culto isiaco, vede il ruolo di Iside centrale nella resurrezione del marito.
La morte, per gli Egizi, come rilevato da Jan Assmann, può assumere tre aspetti tra loro collegati.
Il primo è quello della morte come nemico, poiché, inferta da Seth nei confronti di Osiride, è talmente violenta e ingiusta da presentarsi come una vera infrazione all’ordine universale.
Seth viene giudicato dagli dei, e da qui nasce la cerimonia della pesatura del cuore nell’oltretomba.
La seconda immagine della morte è quella di rinnovamento.
La bara, in questo caso, si trasforma nel grembo di Nut, il femminino celeste che custodisce in sé il defunto, e che, a imitazione del sole, lo partorisce ogni giorno.
Ma la morte è anche un sacro mistero.
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La via esoterica degli Antichi Egizi
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