Iside esercita molto fascino sugli appassionati dell’antico Egitto ma, in realtà, nella maggior parte dei casi, quello che si conosce della dea è legato alla sua notorietà in epoca greco – romana, poco invece si sa delle caratteristiche più intrinsecamente egizie.
Nelle sue varie evoluzioni Iside è giunta a rappresentare i segreti della natura che per alcuni può essere liberata dal velo attraverso la conoscenza filosofica e scientifica, per altri, come lo scrittore Johann Wolfgang Goethe, rimane un mistero.
Ed è proprio quest’ultimo che può darci importanti suggerimenti, non tanto nel significato religioso della dea, quanto nel metodo da utilizzare per poterla comprendere.
Il pensiero di Goethe riguardo alla natura è citato e mirabilmente spiegato da Pierre Hadot, insigne filosofo, scomparso nel 2010, nel suo saggio “Il Velo di Iside” (Einaudi, 2006).
L’autore del Faust sembra, a prima vista, dall’analisi di alcuni suoi testi, opporsi alla possibilità di scoprire la dea, ovvero la natura, mentre, come chiarisce Hadot, l’idea sottintesa dall’autore tedesco è quella di non fermarsi all’apparenza, di non dissezionare ciò che è visibile per poterlo svelare a tutti i costi, ma cercare di coglierne l’essenza viva.
La vera conoscenza non è nella disamina della forma, se per forma si intende solo il fenomeno in sé e il suo meccanismo, ma in un altro tipo di percezione.
Goethe, sempre attraverso le parole di Hadot, ci consiglia di sostare su ogni manifestazione particolare per metterla in relazione, e coglierne i legami, gli sviluppi, i cambiamenti, fino a risalire, o meglio, a contemplare, per chi ne sia in grado, il fenomeno originario.
Questo contenuto è per i membri del gruppo di studio
La via esoterica degli Antichi Egizi
Sei già iscritto? Fai il LOGIN
→ DEVI ESSERE LOGGATO PER VEDERE QUESTO CONTENUTO.












0 commenti