Caro amico/a, con questa lezione comincerai ad essere provvisto anche di esercizi pratici.
Ti consiglio di far precedere questa pratica dallo studio delle lezioni sulla Memoria e sulla Reincarnazione.
In questa lezione troverai una tecnica per riassorbirti in te stesso, in modo da imparare, pian piano, a ridurre la dispersione della mente sui molteplici oggetti della realtà, e, sperimentare una maggiore unità della coscienza.
Ovviamente, come tutti gli altri esercizi che ti fornirò, non trattarli come “abiti della festa”, da farsi una tantum, quando ci coglie l’estro, ma come attività da ripetere con costanza, se vogliamo ottenere davvero quella consapevolezza, libertà, e potere interiore a cui diciamo di anelare.
Mi raccomando.
Nella teologia di Eliopoli il dio era solo nelle tenebre primordiali del Nun, però in quella solitudine e in quella interezza ha potuto generare il mondo.
Noi, nel nostro mondo ordinario, pensiamo che, per essere “generativi”, dobbiamo partire da circostanze esterne ideali.
Nell’antico Egitto, invece, la perfezione è uno stato di compiutezza che si ottiene solo vincendo la disgregazione interiore.
Nelle lezioni sulla Reincarnazione abbiamo accennato ad alcune formule presenti nei testi funerari, che si rivelano estremamente adatte a risvegliare la propria identità col divino e la potenza connaturata ad esso.
Devo, infatti, rimarcare il fatto che la tradizione egizia non ha connotazioni mistiche, per lo meno nei testi più antichi, bensì è fondata su Heka, la Magia, un’energia ancestrale che nasce quasi in contemporanea al demiurgo.
Ora, così come nella creazione la prima fase è l’autocoscienza del creatore che quindi emerge, o meglio, si stacca dalle acque del Nun, allo stesso modo noi dobbiamo sviluppare un nucleo di coscienza, di identità reale.
Ecco, allora, il processo, come normalmente dovrebbe accadere durante la meditazione, deve essere un processo di retroflessione della mente.
La coscienza deve arretrare a uno stadio in cui non c’è nulla, ma non il nulla come lo intendiamo noi, come assenza o come qualcosa privo di significato.
Al contrario, qui l’inversione della mente è verso la dimensione mitica del Nun, dimensione ambivalente perché se da un lato è terrificante, in quanto caratterizzato da una massa di acqua oscura e inerte, dall’altro è anche la sorgente originaria della creazione, nella genesi di Eliopoli.
Se pur, ovviamente, con tutte le differenze del caso, questo nulla mi ha fatto venire in mente quell’assoluto indistinto, quell’essere senza forma di cui parla il filosofo e teologo tedesco Meister Eckhart che, con grande ardore, alludendo alla profondità di questo nulla divino, dice:
“Se tu potessi annientarti per un solo istante, o anche per un tempo più breve di un istante, allora sarebbe tuo proprio tutto quel che esso è in sé”. (Meister Eckhart, a cura di M. Vannini, Adelphi, 1985)
Ribadisco, nella spiritualità egizia, ma, in generale, in qualsiasi percorso esoterico, la via è attiva, pertanto, l’annientamento, in questo caso, non vuol dire mortificazione, ma, annientamento della mente egoica, o più semplicemente, dei pensieri, delle pulsioni che sempre attanagliano l’uomo ordinario.
Andiamo avanti nelle nostre considerazioni e poi nella nostra pratica.
Questo contenuto è per i membri del gruppo di studio
La via esoterica degli Antichi Egizi
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Molto coinvolgente complimenti
Grazie per il feedback.