Abbiamo parlato nella lezione precedente di quanto sia importante il concetto di somiglianza della statua, concetto che, pur rimandando alla legge magica dell’analogia, deve superarla arrivando a realizzare una profonda identità tra i soggetti in questione.
In accordo a quanto accade nella lingua magica egizia ci deve essere una perfetta corrispondenza tra significante e significato, le immagini devono incorporare l’essenza delle cose, e, perché questo accada, nel caso specifico del rituale dell’Apertura della bocca, occorre che le statue siano vive.
Il termine TUT, usato per indicare la statua, esprime completezza e interezza, la scultura, in quanto immagine vivente, sia che appartenga alla divinità sia al defunto, deve subire un processo di resurrezione.
Qui si arresta il lavoro dell’artista e comincia quello del mago-sacerdote il quale con l’ausilio di Heka, la Magia, e le Parole da Dirsi, i Jed Medu, riunisce l’essere inerte alla propria anima.
Questo contenuto è per i membri del gruppo di studio
La via esoterica degli Antichi Egizi
Sei già iscritto? Fai il LOGIN
→ DEVI ESSERE LOGGATO PER VEDERE QUESTO CONTENUTO.












0 commenti