Il mito di Osiride potrebbe apparire come un vero dramma dai significati molteplici.
L’aspetto più essoterico è certamente quello etico legato al suo assassinio, per cui secondo l’egittologo Émile Gaston Chassinat le vicende osiriache metterebbero bene in luce le passioni umane, anche quelle meno esemplari, che con sforzo e volontà possono essere dominate.
Abbiamo visto nella lezione precedente l’elemento alchemico, la forza rigeneratrice insita in Osiride che, però, non rappresenta lo stadio più avanzato della trasmutazione, anzi, a tal proposito, egli può essere trattato anche in modo negativo e rifuggito dal defunto che aspira a raggiungere Ra nel cielo e non il dio dei morti.
Per questa ragione nei Testi delle Piramidi si dice: “Ra-Atum non ti ha consegnato ad Osiride e non pretenderà il tuo cuore, non avrà potere sul tuo cuore”. (Formula 215)
L’anima del deceduto, si evince da altri testi, teme di essere imprigionata, o peggio ancora, di essere macellata da demoni al servizio di Osiride, allo stesso tempo, se l’individuo si rivela giusto, entrerà a far parte del seguito del dio e potrà anch’egli giudicare i morti.
I tratti violenti e dolorosi della morte derivano dallo stesso delitto di Osiride che, ricordiamolo, viene ucciso dal fratello Seth, fatto a pezzi e disperso, questa implacabilità si incarna nel dio che nell’Aldilà potrà decidere del destino del defunto.
D’altra parte l’evento fatale causa una ricerca estenuante il cui esito è il passaggio ad un’altra forma di esistenza e la possibilità di vittoria sulla morte mediante appositi riti.
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La via esoterica degli Antichi Egizi
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